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Dal Pakistan a Trento: gli amici mi fanno sentire a casa

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Categoria: InAzione
31/03/12

Sono Summar vengo dal Pakistan, un Paese quasi totalmente musulmano. La mia famiglia è cristiana; siamo in cinque figli, tre fratelli e due sorelle.

Nel college in cui studiavo ho conosciuto dei giovani che erano diversi dagli altri perché notavo che, spontaneamente, facevano gesti nella vita quotidiana che per me erano inspiegabili. Ad esempio vedevo che si aiutavano reciprocamente (lavandosi i vestiti, cucinando insieme, facendo le pulizie, ecc. cose che per noi pakistani non è usuale: lavori questi considerati esclusivamente femminili).

Passando del tempo chiesi loro come mai vivevano in questo modo e mi risposero che vivevano il vangelo. Ascoltandoli ho sentito il desiderio di fare come loro.

 

Avevo un desiderio in fondo al cuore: studiare ingegneria in Italia, ma vedevo molte difficoltà per realizzarlo.

Un giorno attraverso questi amici, e un loro amico italiano che per lavoro viaggiava spesso in Pakistan, mi viene offerta la possibilità di venire a studiare a Trento con una borsa di studio. In questo fatto ho riconosciuto l’ amore di Dio per me.

Qui a Trento abito insieme a degli studenti che pure cercano di vivere il vangelo: tante volte ci sono difficoltà per la diversità che ovviamente c’è tra noi, ma si cerca sempre di ricominciare superandole con semplicità.

Spesso alla sera torno molto tardi dall’università e mi ritrovo molto stanco dopo una giornata di studio, ma arrivando a casa trovo i miei amici pronti a farmi un sorriso, a chiedermi: “Allora Summar come è andata oggi?” Questo mi fa sentire a casa e spesso anche la stanchezza passa. E’ una esperienza bellissima e unica.

 

Mi è stato chiesto di raccontarvi come ho vissuto qui a Trento la notizia del terremoto che si è abbattuto ad ottobre sul Pakistan,il mio paese.

I miei amici trentini, saputa la notizia, subito hanno condiviso come potevano le mie preoccupazioni. Appena ho potuto ho chiamato la mia famiglia a Khanpur, e mi hanno detto che stavano tutti bene.

Qui a Trento sono cominciate ad arrivare varie chiamate da più parti: tanti non sapendo ancora cosa fare concretamente, mi hanno detto a voce e per telefono che pregavano. Anche questo mi è sembrato un modo di amare il mio popolo. All’università i miei compagni e alcuni professori si sono interessati, hanno chiesto della mia famiglia. Mi sono arrivati tanti messaggi di solidarietà. Ho sperimentato una grande famiglia qui a Trento.

 

In questi ultimi giorni ho avuto la sorpresa della visita di Andrew, un amico di Malta che da molti anni è in Pakistan. Ha allungato il suo viaggio fino a Trento per aggiornarmi di tutto quello che era successo, e del lavoro che stanno facendo in Pakistan per i terremotati. Sono rimasto shockato da quello che mi ha raccontato… Ho potuto dargli una somma di denaro raccolta tra noi giovani per le persone vittime del terremoto.