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Quel sorriso ogni mattina ai miei compagni

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A 15 anni frequentavo la seconda superiore. Ero molto pigro nello studio però come ogni ragazzo avevo tanti divertenti hobby. Mi divertivo a giocare a computer con un carissimo amico. Andavo in giro con la mia vespetta con qualche compagno della scuola lamentandomi spesso perché non avevo soldi per poterla truccare. Mi piaceva l’idea di diventare forte per poter così picchiare i compagni di scuola che mi davano fastidio e per questo mi ero iscritto con un amico ad un corso di judo.

Proprio lui un giorno mi propone di andare a una piccola città chiamata Loppiano, in Toscana. Non mi dice molto, oltre all'ora di partenza (le 5 mattina della domenica) e che si va in pullman. Storco il naso: quella domenica infatti c’è l'ultima importante gara di Formula1 e la Ferrari rischia di vincere il mondiale; poi di alzarmi alle 5 non ne ho assolutamente voglia, odio i pullman e poi... non vorrei affrontare qualcosa di serioso e pesante… Proprio perché in passato gli avevo detto troppe volte di no, gli ho detto di sì. Al punto di ritrovo mi colpisce vedere tanti altri ragazzi che mi sorridono e mi salutano; un po’ mi da fastidio perchè ho sonno e voglio essere lasciato in pace… di solito è più figo salutarsi tenendo il broncio... Gia al momento di partire molti mi chiamano per nome e mi chiedono di me… Questo mi sconvolge non poco. Pian piano durante il viaggio inizio a conoscerli e lascio da parte nello zaino il walkman con la cassetta appena comperata.

In quella giornata mi sono divertito molto, mi sono sentito voluto bene, anche se parecchi erano più grandi di me chiedevano la mia opinione, contenti della mia compagnia. Quella sera a casa non riesco a dormire. Ripenso ai nomi di chi avevo conosciuto ma le facce già si confondono. Ho tanta voglia di incontrarli ancora.

I giorni dopo a scuola mi sono accorto quanto è difficile vivere tutti i giorni ciò che in quel giorno avevo visto e provato. Ho deciso quindi che voglio conoscerli di più. Mi raccontano delle idee in cui credono, della voglia di portare l’amore vero nel mondo con la propria vita, di vivere per una società in pace e fraternità. Ogni volta che sento queste parole si muove qualcosa in me come prima con calcio, ferrari, vespa, computer... Mi sono detto che anch’io volevo far mio questo ideale e viverlo soprattutto a scuola, a casa..., con le persone che più conosco e con cui trovo più difficoltà. Al mattino inizio a salutare per primo i compagni, magari sorridendo, cerco di intervenire quando si parla di cose importanti, di non prendere in giro chi è meno brillante, di prestare volentieri la penna, gli appunti… A casa cerco di non rispondere male ad ogni osservazione che mi viene fatta, di lavare i piatti e rifare il letto senza lamentarmi, di rispondere alle richieste con un “subito” e non con i più comodi “fra 5 minuti” oppure “lo faccio dopo”.

Queste piccole cose, facili da dire ma per me difficilissime da fare, presto mi accorgo che cambiano la mia vita. Ora l’impegno per creare fraternità mi realizza e mi guida nelle piccole scelte della vita e anche in quelle più grandi, che mi preparano alla vita futura.



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