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La ricerca di un bene comune che favorisca l’unità fra diversi popoli

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Sono nata negli anni ´50, nei tempi più duri del regime totalitario staliniano nel mio Paese. La gioventù l’ho vissuta in una piccola città alle frontiere con la Polonia e la Slovacchia, nella Silesia, terra di convivenza tra cechi, slovacchi e polacchi. Una regione rimasta religiosa; per esempio la nostra città non ha permesso la deportazione delle religiose nei campi di concentramento, come all’inizio degli anni cinquanta é accaduto in tutta la Cecoslovacchia.

La vita quotidiana si svolgeva abbastanza tranquillamente, il lavoro era assicurato dall’industria di carbone e acciaio. Neanche la “Primavera di Praga”, cioé il tentativo di riforma del sistema comunista nel cosiddetto “socialismo dal volto umano”, ha avuto una grande influenza sulla nostra vita quotidiana, tranne il fatto che mio papà, insegnante, da minatore poteva tornare ad insegnare.

Negli anni ´70 sono andata a studiare all´universitá a Praga. Il cambiamento è stato molto forte.  Ho cominciato a rendermi conto in quale schizofrenia vivevamo: la propaganda affermava che nell’economia c’erano solo successi, nella vita del Paese tutti eravamo felici, il futuro era roseo, tutto era progresso...

Un giorno, passando attraverso il Castello di Praga vivo un momento che non posso dimenticare. Avevo circa vent´anni e mi son detta: Ora vado a dire al Presidente che viviamo in una menzogna completa! Certo, sapevo l’assurdità di una tale idea: la situazione nella Repubblica tu non riesci a cambiarla, ma nel cerchio dei tuoi rapporti personali puoi vivere nella verità. E così è stato. Ho vissuto – come tanti altri – le mie amicizie personali, ho fatto tanto sport senza interessarmi alla politica che voleva dire inserirsi nell´unico partito.

Ma al quarto anno di Università, anche se non appartenevo ai quadri, ebbi la possibilità a sorpresa di partecipare al primo scambio di studenti della nostra Facoltà con universitari olandesi.

Un vero shock! Non per la ricchezza, o per i tanti negozi pieni di roba... ma soprattutto perchè nello scambio con gli studenti olandesi di nuovo mi rendevo conto in quale chiusura e in quale falsitá noi vivessimo. La loro sí era solidarietà, concreta, libera, voluta...! Mentre il nostro “fondo di solidarietá” era tutto un obbligo...

Dopo la laurea ho conosciuto una comunità di cristiani che avevano fatto proprio l´ideale dell´unitá, dell´amore reciproco di Chiara Lubich, nata proprio qui a Trento. Il principio della vita di queste persone era adatto proprio alle condizioni di uno Stato comunista. Infatti, erano proibite le manifestazioni pubbliche, come questqa nostra di oggi, ma l’amicizia tra la gente poteva esistere. Allora c’incontravamo negli appartamenti, c’incoraggiavamo a vivere secondo le parole del Vangelo, a “rispondere al male col bene”, ci aiutavamo tra tutti anche materialmente..., facevamo nostre le necessitá di chi la vita ci metteva vicino...,  senza paura della polizia segreta...

Nonostante la cortina di ferro, per il coraggio di alcuni italiani, tedeschi, austriaci riuscivamo ad avere notizie degli altri che in tutto il mondo vivono questi stessi ideali... Non ci sentivamo né separati né dimenticati...

Poi è venuto l’autunno 1989 e la caduta del muro... dopo l´entusiasmo iniziale abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo una trasformazione sociale molto complessa... Il cambio di mentalità é stato lento, era faticoso ricuperare il rispetto e il valore della proprietà privata, della solidarietà che parte dalla singola persona, comprendere che la libertà é anche responsabilità... In questi 16 anni, comunque, si sono sviluppate diverse organizzazioni non profit, con risultati che ci dannotanta speranza.

Questi alcuni cenni sul mio Paese.

Vorrei dirvi ora di due momenti, che ho vissuto personalmente, e che c´entrano con il titolo di questa sera : “Ritrovare l´Europa”.

 

Uno ad Innsbruck nel 2001. Con un gruppo di 40 sindaci della Cechia abbiamo partecipato alla conferenza Mille città per l’Europa, dove si sono incontrati sindaci di centinaia di città europee dell´Est e dell´Ovest. Per conoscersi, per sciogliere pregiudizi da ambedue le parti... La Conferenza ha voluto sottolineare il ruolo delle autonomie locali nel processo di costruzione dell’Europa politica, approfondendone i contenuti culturali, morali e spirituali... Chiara Lubich é stata invitata in quella sede ad offrire un messagio e ha presentato una proposta: la fraternità come nuova categoria politica, come nuovo orizzonte della prassi e della dottrina politica, la fraternitá come metodo del vivere la politica. Da questa esperienza i nostri sindaci  sono  stati rafforzati nel loro impegno a vivere la politica come servizio e non come esercizio del potere.

 

Tre anni dopo, a Stoccarda l´Europa si é ritrovata di nuovo insieme. Questa volta é stata chiamata da movimenti, associazioni, comunità delle diverse chiese cristiane, piú di 200 realtá, unite dalla responsabilitá per il futuro dell´Europa. Si é avviato in questo modo un processo che ha avuto lo scorso 12 maggio un altro momento importante, sempre a Stoccarda: la 2° manifestazione di Insieme per l’Europa.

Eravamo presenti anche una ampia delegazione della Cechia e di molti Paesi balcanici e dell’Est. Con noi diversi politici. L’essere stati presenti anche questa volta, l’averlo vissuto in prima persona, ci ha rafforzati nei nostri impegni e di piú...

Dalle testimonianze e dai vari contributi abbiamo capito come tutte queste realtá cosí diverse hanno raggiunto l´unitá nella diversità e sono diventati diversitá riconciliate­. I responsabili di questi vari movimenti hanno raccontato che prima di incontrarsi tra di loro é stato necessario, come metodo, lasciarsi a casa le varie “corone”, le “medaglie”, il patrimonio della propria realtá associativa...  e questo per ritrovarsi semplicemente fratelli, alla pari...

Solo su questa base hanno potuto scoprire la bellezza e le ricchezze l´uno dell´altro. Non solo. Su questa base sono riusciti concretamente a dare nome ai pregiudizi reciproci coltivati da sempre per “insieme” cancellarli.

A questo passo hanno invitato tutti noi presenti. E questo, ve lo posso dire io per la storia che vi ho raccontato, lo trovo un metodo universale per risanare rapporti tra persone, tra gruppi, tra nazioni...

Abbiamo capito chiarissimamente che questo “insieme per l´Europa” non significa che l’Europa si chiuda su se stessa, ma che viva, “insieme”, per gli altri continenti; in primo luogo l’Africa. Questo per noi dell´Est-europeo é molto importante: corregge il pensarci “i poveri” dell´Europa a cui l´Ovest deve guardare...

A Stoccarda si sono passati in rassegna alcuni ambiti di impegno: famiglia, lavoro, solidarietá, migrazione, pace... e anche politica.

Ci hanno molto impressionato due testimonianze di due politici regionali, uno della Sardegna e uno della Germania, su come s’impegnano a mettere in pratica il rapporto tra eletto ed elettore. Non solo nella campagna elettorale, ma durante l´intero mandato. Ci hanno detto il loro sforzo per rendere sistematico questo confronto, per attivare l´iniziativa dei cittadini, per lasciarsi controllare da loro: un aiuto grande per i politici e per i cittadini, perché insieme sono diventati attori del bene comune. 

Un’ultima cosa. I mezzi di comunicazione, in particolare nei nostri Paesi dell’Est, quando parlano di Unione Europea danno l’immagine dell’Europa delle finanze. Stoccarda invece ci ha fatto toccare l’anima dell’Europa, ci ha permesso di vivere l’Europa dei popoli, di molti popoli diversi ma riconciliati.

Il messaggio finale di quella giornata, con cui tutti siamo partiti, mi ha un po’ commossa: era un insieme di “SI a...”, “SI per...”  e finiva con questa frase: “Insieme vogliamo porci nuovamente a servizio della pace e dell’unità che sono a fondamento dell’Europa di oggi”.



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