Questo sito utilizza i cookie

Usando questo sito si accetta l'utilizzo dei cookie anche di terze parti. Per maggiori informazioni vi invitiamo a leggere l'informativa cliccando su "Maggiori Informazioni".
Cliccando sul pulsante "Accetto" date il consenso all'utilizzo dei cookie.

+ - reset
piazzaduomo1.jpg

Articoli

Centro Aiuto alla Vita

Stampa

Intervista a Graziella Ober - Centro Aiuto alla Vita

Come ci presenti in due parole il Centro Aiuto alla Vita?
Un’associazione di volontariato, formata da un gruppo di persone accomunate dalla convinzione che il concepito è una persona e che la sua vita ha un valore unico e irrepetibile. Queste persone sono disponibili ad operare gratuitamente affinché il nascituro possa essere accolto in ogni condizione.
Il CAV vuole essere la risposta concreta di vita e di amore ad una situazione a volte difficile, con al quale la donna si deve scontare nei momenti di scelta più dolorosi. La mamma che vive una gravidanza difficile è spesso lasciata sola e noi vorremmo che attraverso la strada della solidarietà, il privilegio di non abortire fosse esteso al maggior numero possibile di mamme.

Dove opera e cosa fa in concreto il CAV?
Il C.A.V. di Trento opera ormai da 26 anni. Ha sede in piazza D’Arogno ed è aperto dal lunedì al venerdì, con orario 9.00-11.00, 15.00-17.00. Può contare sulla collaborazione di 25 volontari ed un’assistente sociale.
I volontari si alternano, in modo da garantire la copertura del servizio con serietà e professionalità, mentre l’assistente sociale presta un regolare servizio a tempo pieno.
Una delle iniziative importanti dei centri a livello nazionale è il progetto Gemma. E’ una proposta concreta quando le condizioni economiche non consentono alla mamma di poter scegliere per la avita. Si tratta di un’adozione pre-natale a distanza, senza nessun valore giuridico, che garantisce alla madre e a suo figlio un sostegno economico, dall’inizio della gravidanza fino al compimento del 1° anno del bambino. Molte famiglie, associazioni, parrocchie hanno già aderito a questo progetto.
L’esperienza di tanti anni del CAV ci fa dire che le difficoltà della vita non si risolvono eliminando la vita ma superando insieme le difficoltà: questa frase che sembra un gioco di parole riassume in realtà lo spirito che anima tutti i volontari che vi operano.

Come si mantiene?
Il C.A.V. è una delle associazioni di privato sociale convenzionate con la provincia.
Un terzo circa delle spese di bilancio ci vengono rimborsate dall’ente pubblico mentre i rimanenti due terzi sono coperte dalle offerte che noi chiamiamo “provvidenza”.
A tale proposito ci sarebbero molte esperienze ma ne cito una.
Il conto del C.A.V. era quasi in rosso e il nostro ragioniere che ci tiene scrupolosamente la contabilità mi fa notare che si spende troppo. Io rispondo di non temere perché arriverà la “provvidenza”, se poi non arriva, gli dico, vuol dire che dovrò rivedere qualcosa. Non erano passati dieci minuti che arriva il postino con una raccomandata: conteneva un assegno di 7.000 euro.

Quante persone sono in contatto con voi e come vengono in contatto?
Le mamme prese a carico sono 210, e sono molte le persone nuove che passano dal C.A.V. per informazioni, aiuto psicologico e affettivo perché si sentono sole e senza appoggi...
Tante si avvicinano al C.A.V. con molta cautela perché pensano che da noi arrivino solo donne ai margini un po’ della società o sfruttate dal mercato della prostituzione…
Certo, buona parte delle persone che passano sono ragazze straniere, ma sono parecchie anche le trentine. Vengono dalle situazioni più varie…, sono studenti, mamme sposate, tutte che cercano conforto e sostegno. Ed è ciò, anzitutto, che noi cerchiamo di dare.